La moto nel mondo dell’arte e della letteratura

La moto nel mondo dell’arte e della letteratura

Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su Pinterest
Condividi su Google+

L’avvento delle motociclette non ha rivoluzionato soltanto il modo di spostarsi, assecondando il desiderio di scoperta e di libertà di milioni di viaggiatori, le due ruote hanno influenzato anche il modo di guardare la realtà e gli stili di vita, diventando uno dei simboli della modernità. L’arte e la letteratura non potevano dunque esimersi dal dedicare attenzione alle due ruote tanto che, nel 1998, il Guggenheim di New York inaugura The Art of Motorcycle la prima mostra dedicata interamente alla motociclette. D’altronde, associare la propria motocicletta ad un’opera d’arte è consuetudine ed espressione d’amore di tutti gli appassionati.

La motocicletta nel mondo della letteratura

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig è certamente il libro più citato e conosciuto dedicato alle due ruote, un classico della letteratura on the road.

Il libro racconta il viaggio di Pirsig negli Stati Uniti insieme al figlio, un viaggio in cui desiderio di conoscere il mondo e scoperta di sé appaiono indissolubilmente legati, passando attraverso la conoscenza della tecnologia su due ruote e il rapporto padre-figlio.

 

Latinoamericana, racconta invece il viaggio in motocicletta di un giovane Ernesto Che Guevara che nel 2004 ha ispirato il film I diari della motocicletta. La moto protagonista, una Norton 500 M18 del 1939, diventa in questo caso strumento per scoprire la realtà politica e sociale di un Continente.

Un viaggio attraverso cui El Che comprende le reali condizioni di vita dei sudamericani sviluppando la passione civile e politica che lo porterà a diventare icona di un’epoca.

 

Il primo libro della letteratura di viaggio sulle due ruote è però One man caravan del fotografo Robert Edison Jr Fulton. Si dice che questo libro, pubblicato nel 1937, sia stato scritto per conquistare una donna, raccontando il primo “giro del mondo” in motocicletta di cui si abbia notizia.

L’autore è anche il protagonista del libro che ha viaggiato su una Douglas alla scoperta di 22 Paesi nell’arco di 18 mesi, conoscendo anche luoghi e comunità non ancora toccati dalla globalizzazione. Un libro intriso di avventura che ha ispirato generazioni di motociclisti e viaggiatori.

Non poteva mancare nella letteratura la Vespa con i racconti di Giorgio Bettinelli, il primo è forse il più famoso: da Roma a Saigon in sella ad una Vespa 125. Un’avventura durata 7 mesi e 24.000 km attraverso Grecia, Turchia, Iran, Pakistan, India, Bangladesh, Birmania, Thailandia, Laos, per poi arrivare in Vietnam, alla scoperta di culture e mondi ancora poco conosciuti in Occidente.

La motocicletta nel mondo della pittura

I libri citati dovrebbero averci fatto capire quanto le due ruote siano connesse a cultura e simboli di un’epoca ed è allora ovvio che anche l’arte figurativa abbia deciso di celebrare la motocicletta.

Così, Mario Schifano rappresenta l’epopea della Parigi-Dakar ne Il miraggio del 1984, mentre Paul Simonon, l’ex bassista dei Clash, terminata la sua carriera da musicista, si è dedicato a ritrarre moto, caschi e giubbotti.

Il movimento artistico che ha dedicato maggiore attenzione alle due ruote è però il Futurismo fondato a Parigi il 20 febbraio 1909 da Filippo Tommaso Marinetti.

Il motociclista di Fortunato Depero del 1923 è l’opera più rappresentativa di quest’attenzione del Futurismo per il motociclismo. L’uomo, rappresentato in forme e colori metallici, come fosse fuso con la macchina, viene lanciato dalla motocicletta alla scoperta di uno spazio sconosciuto ed infinito, emblema di una scoperta dai colori però un po’ angoscianti.

Atteggiamento diverso sembra avere il motociclista ritratto da Mario Sironi nel 1920, immerso in un ambiente urbano in cui sembra passeggiare. La figura, sfumata e dai contorni meno spigolosi, trasmette sensazioni più rilassate e meno ispirate alla velocità e alla potenza espressi nell’opera di Depero.

E veniamo al motociclista ritratto da Mario Guido Dal Monte nel 1927. Anche questo quadro è un inno alla velocità e ritrae la simbiosi tra uomo e macchina, con colori però meno cupi di quelli delle opere precedenti, facendo pensare ad un rapporto più armonioso e meno estraniante tra uomo, tecnologia e scoperta.

L’arte ha dunque colto il ruolo che la motocicletta ha via via assunto nella società e nel cuore di tutti gli appassionati. Un simbolo di velocità ma anche di amore per il viaggio, la libertà e la scoperta o, in una parola, amore per la vita.

Dimmi con che moto vai e ti dirò chi sei

Due ruote: 150 anni di una storia anche italiana

Venti minuti di moto al giorno tolgono lo stress di torno

Le star a due ruote del grande schermo

Potrebbero anche interessarti:

TI SERVE AIUTO PER TROVARE LA TUA MOTO?

Contattaci ora
Caricando...