Due ruote: 150 anni di una storia anche italiana

Due ruote: 150 anni di una storia anche italiana

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“Quattro ruote spostano il corpo, due muovono l’anima”, diceva qualcuno. Sono in tanti ad amare senza confini il mondo delle due ruote, un po’ meno quelli che ne conoscono a fondo la storia. In quanti sanno, ad esempio, quando è nata e com’era la prima motocicletta?

Chi possiede una moto o uno scooter o quelli che semplicemente sono grandi cultori di motociclismo sanno bene come, nel corso degli anni, questi veicoli siano diventati più performanti, più belli e anche più sicuri, grazie allo sviluppo della meccanica e al progresso tecnologico. Alcuni modelli sono diventati addirittura oggetti di design degni di esposizioni e musei.

Ma in quanti hanno un’idea di che sembianze avesse la prima motocicletta e di chi l’abbia ideata e progettata per la prima volta? Sarà utile allora un viaggio indietro nella storia delle due ruote.

Il primo prototipo

Il primo prototipo di veicolo a motore a due ruote nacque nel 1869 e fu opera dell’ingegnere meccanico Louis-Guillame Perreaux che ne depositò in Francia il brevetto. La prima motocicletta funzionava a vapore e fu chiamata dal suo inventore Vélocipede à Grande Vitesse. Possiamo dire quindi che nel 2019 la motocicletta compie 150 anni.
Ma il primo a tentare la via della produzione su scala industriale fu Gottlieb Daimler, colui che aveva inventato anche il motore a scoppio. Questo primato gli valse anche il titolo di inventore della motocicletta. La motocicletta di Daimler fu costruita nel 1885.

Le prime “uscite pubbliche”

La prima “uscita pubblica” di una motocicletta risale invece al 1895 quando, a Parigi, insieme a tanti strani veicoli motorizzati sfilarono anche due mezzi che potevano essere definiti “motociclette”.
Il primo veicolo a due ruote era interamente in legno, ruote comprese, aveva la sella in cuoio ed era senza sospensioni. Poteva raggiungere la velocità massima di 12 chilometri orari. Sembra passata un’era geologica ma quando a Parigi si svolse quella che potrebbe essere definita la prima “pseudo” gara motociclistica, ci fu un solo concorrente, un certo Bouton, e la moto che lui stesso aveva fabbricato raggiunse appena i 25 chilometri orari, un record di velocità per l’epoca”!

Si arriva così al 1896, anno in cui Holden inventò una bicicletta con motore a quattro tempi e freno sulla ruota anteriore. La prima quattro cilindri nella storia della moto. Il primo prototipo a cui fu dato ufficialmente il nome di “motocicletta” risale al 1901. Si trattava ancora di una bicicletta, progettata stavolta dai Werner con motore centrale e trasmissione sulla ruota posteriore.

Il XX secolo inizia con le prime vere grandi corse, più che altro delle maratone stradali, a cui si lega la crescente popolarità della motocicletta. Il 1903 è un anno cruciale con grandi imprese sportive come la Parigi-Vienna e la Parigi-Madrid. Sono gli anni della leggendaria sfida tra Francia e Inghilterra per affermare chi costruiva le migliori moto.

Una storia italiana

Agli inizi del XX Secolo la motocicletta incontra lo stile e l’ingegno italiani con la nascita delle prime aziende artigianali: inizia una storia di passione che non ebbe mai più fine. Nel 1909 nasce la Gilera, seguita dalla Ferrera nel 1913 e dalla intramontabile Moto Guzzi nel 1921 con la costituzione della “Società Anonima Moto Guzzi“. Soci dell’impresa furono Emanuele Vittorio Parodi, armatore genovese, il figlio Giorgio e l’amico Carlo Guzzi, ex commilitone nella Regia Aviazione insieme all’amico Giovanni Ravelli, aviatore come lo stesso Parodi, deceduto l’11 agosto 1919 durante un volo di collaudo. Ed ecco perché l’Aquila ad ali spiegate campeggia sui serbatoi di tutte le Moto Guzzi.

La prima motocicletta è la mitica Normale, con 8 CV di potenza. Seguono modelli di successo come la Guzzi G.T. del 1928, soprannominata “Norge” per il raid al Circolo Polare Artico, e l’Airone 250 (1939), per oltre 15 anni la “media cilindrata” più diffusa in Italia. Alcuni dei modelli Guzzi sono arrivati fino ai nostri giorni andando al passo con le evoluzioni tecnologiche e gli stili. Un intero capitolo della storia delle due ruote meriterebbe ad esempio Moto Guzzi V7, con due gloriosi modelli del passato, la “V7 Special” del 1969 e la “V7 Sport” del 1972 che rappresentano due importanti successi costruttivi nella storia del marchio Moto Guzzi giunti fino ai giorni nostri con il modello V7 III Stone.

Moto Guzzi V7 un capitolo di storia del motociclismo ``made in Italy``

Le due ruote iniziano a spopolare tra gli appassionati italiani: nel 1911 si costituì a Milano il primo Moto Club d’Italia, nel 1912 si organizzò il primo Campionato di Motociclismo e nel 1946 si costituì ufficialmente la Federazione Motociclistica Italiana. In pochi anni l’Italia il motociclismo italiano decollò e raggiunse i vertici mondiali.

Moto di massa

Nel secondo dopoguerra le due ruote divennero mezzo di trasporto di massa. Tra il 1950 e il 1960 in quasi tutte le famiglie italiane c’era una moto, una motoleggera (poi chiamata motorino) o uno scooter che prendono il posto della bicicletta. Oggi può sembrare difficile da credere, eppure la motorizzazione di massa avvenne grazie alle due ruote ben prima che all’automobile. Sono gli anni in cui, nell’immaginario collettico, la moto non era necessariamente per giovani o un lusso ma un mezzo di mobilità e trasporto.

Non a caso furono proprio questi gli anni in cui si afferma lo stile delle moto all’italiana come Gilera, Ducati, Benelli, Laverda, Parilla e Guzzi. Uno stile fatto di affidabilità, stabilità, semplicità nella manutenzione e nella guida. Gli scooter, come Lambretta e Galletto, furono un fenomeno tipico dell’industria italiana e nel caso di Vespa divennero un vero e proprio mito tricolore.

Solo l’avvento dell’industria automobilistica, a metà degli anni ’60, riuscì a strappare il primato alle due ruote come mezzo di trasporto della maggioranza della popolazione italiana. Da quel momento, come abbiamo detto, per spostarsi si usano le quattro ruote e le moto assumono la funzione spirituale di cui abbiamo accennato all’inizio dell’articolo: muovere l’animo!

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