Datemi una moto e girerò il mondo!

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Il primo giro del mondo in moto fu un atto d’amore nel vero senso della parola. Si narra infatti che Robert Edison Fulton Jr. , che realizzò l’impresa per primo nel 1931, abbia lanciato l’dea durante una cena per far colpo su una donna. Al suo tavolo sedeva però anche il capo della Douglas Motor Works che si diede disponibile per mettere a disposizione la motocicletta. Il viaggio durò due anni, 40.000 miglia e attraversò 22 Paesi. L’impresa fu raccontata da Edison nel libro One man caravan.

Un’impresa senza regole

Non sono poi tante le regole per girare il mondo in moto, tra quelle da seguire però c’è certamente il non pensare che sia tutto semplice, soprattutto dal punto di vista economico. Parleremo della storia di grandi “globetrotter” ma anche di quanto oggi sia tutto cambiato e non bisogna lasciarsi incantare dalle immagini patinate di un’epopea ormai passata.

La prima regola che non c’è, invece, è il limite d’età. Il giro del mondo può essere pianificato anche se non si è più giovanissimi. Ted Simon, che ha addirittura “doppiato”, compiendo due volte l’impresa, fece il suo primo giro del mondo nel 1973 a 42 anni ma, non contento, nel 2001, ripercorse lo stesso tragitto alla veneranda età di 70 anni. Anche lui raccontò la sua esperienza in un libro, I viaggi di Jupiter, pubblicato nel 2007.

Nessuna regola anche per quanto riguarda il veicolo da usare: motocicletta o scooter non fa differenza. Nel 1957, due italiani, Leopoldo Tartarini e Giorgio Monetti, pilota che aveva abbandonato le corse dopo un incidente, il primo, studente giramondo il secondo, fecero il giro del mondo in sella ad una Ducati 175. Anche questa impresa fu raccontata nel libro e nell’omonimo film Popcult.

Simone Cannizzo invece ha girato l’Africa in scooter e le due Americhe con un cinquantino. Mentre Giorgio Bettinelli, giornalista, scrittore, cantautore e attore, diventa giramondo su due ruote per caso ed elegge come suo mezzo la mitica Vespa.

Bettinelli aveva iniziato a viaggiare in autostop a 14 anni ma la sua prima impresa in Vespa è il viaggio da Mentana a Saigon a 17 anni raccontato in un libro che ha ormai superato le 10 ristampe. Sempre con il supporto della Piaggio, Bettinelli compì la traversata da Anchorage alla Terra del Fuoco e il viaggio da Melbourne a Città del Capo, costeggiando poi tutta l’Asia Meridionale, e ancora Yemen, Indonesia, Australia, per terminare in Tasmania. Nel 2006, il suo ultimo viaggio, raccontato nel libro La Cina in Vespa.

Tanti modi diversi di girare il mondo

Non è dunque doveroso sapere tutto di meccanica per tentare l’impresa. Tanti sono i casi di coloro che ci sono riusciti senza dare troppo conto al mezzo da utilizzare o alla conoscenza dei motori. Esperienze come quelle di Bettinelli ci dicono poi che il giro del mondo non si deve fare per forza in un’unica volta ma può essere suddiviso in tappe, che possono essere anche distanti anni nel tempo. Le strategie possono essere varie

Così, c’è chi parte senza darsi limiti di tempo o di percorso come l’italiano Gionata Nancini che a vent’anni è partito per un viaggio durato ben 8 anni senza pianificare nulla e finanziandosi con piccoli lavori saltuari, sicuramente agevolato dalla giovane età. C’è chi si dà limiti geografici, ad esempio studiando il percorso più breve possibile o, al contrario, procedendo a zig zag per attraversare il maggior numero di Paesi.

Tra coloro che hanno scelto di abbreviare il più possibile tempistica e percorso, troviamo ancora l’italiano Lorenzo Piolini che, ispirato dal libro Il giro del mondo in 80 giorni di Julies Verne, ha impiegato meno di tre mesi.

Per girare il mondo su due ruote, dunque, non esistono né il veicolo perfetto né la strategia ideale. C’è però un aspetto a cui bisogna stare molto attenti: come sostenere economicamente il proprio desiderio di viaggiare.

Sii imprenditore del tuo viaggio

Il giro del mondo in moto va affrontato in maniera professionale. Preparazione psicologica e giusta predisposizione a qualcosa che può essere divertente e appagante ma avrà anche grosse difficoltà da affrontare, bisogna poi imparare a lavorare viaggiando e non solo “fare lavori” durante il viaggio se lo scopo che si vuole raggiungere è quello di una vita che non faccia da limite ai chilometri che si possono percorrere e alla porzione di mondo che possiamo esplorare. Insomma, la vita da “globetrotter” non è impossibile ma non è facile.

Non bisogna imitare l’impresa di qualcun altro ma puntare alla personalizzazione,  costruire la strada più adatta a sé. La soluzione non sono gli sponsor: i partner tecnici forniscono l’attrezzatura ma non pagano qualcuno per viaggiare. Neanche lavorare come articolista, blogger o scrittore, al di là di eccezioni, può garantire introiti tali da sostenere una “vita in viaggio”. La cosa va affrontata dunque in un modo più moderno e cercando di non farsi illusioni dettate da miti del passato.

Non ci si può aspettare di essere pagati solo per viaggiare perché il viaggio è qualcosa che offre molto più a se stessi che agli altri. Quindi, essere pagati per girare il mondo in moto è possibile ma solo se si è in grado di offrire qualcosa in cambio, come raccontare la propria esperienza ma non pensiate che percorrere chilometri farà automaticamente di voi un grande narratore. Per guadagnare qualcosa con la scrittura o con l video della propria impresa, bisogna imparare molto su come promuovere e rendere appetibile il proprio prodotto oltre che su come realizzarlo.

Non confondete poi il viaggiare a lungo come una vacanza perenne perché, se la vita è un viaggio in sé, quando decidi di trascorrere la vita intera o gran parte di essa viaggiando, è ovvio che in quel viaggio porterai con te non solo gli aspetti positivi della tua vita ma anche ciò che non va.

Qual è la soluzione dunque? Le opportunità offerte dal lavoro 2.0 esistono, serve solo tanto impegno per scovarle. Insomma bisogna essere “imprenditori del proprio viaggio”. Non stiamo parlando solo di raccogliere fondi tramite crowdfounding su internet né di lavoretti saltuari che rappresenterebbero una soluzione temporanea, con il risultato di moltiplicare l’ansia della disoccupazione e del dover trovare un nuovo impiego ogni volta che vi allontanerete da un posto per raggiungere la tappa successiva o che terminerete un viaggio per tornare alla vita sedentaria.

L’obiettivo deve essere invece quello di poter lavorare in viaggio, qualcosa che non vi lasci disoccupati mentre vi spostate  da un  Paese all’altro. Cosa? Oggi le attività gestibili da remoto e senza necessità di doversi recare in ufficio sono tante: consulenze periodiche, vendita di prodotti a distanza, traduzioni, SEO, social media manager, marketing, negozi on line. Solo associato a tutto questo, il raccontare quello che si vede e si vive può essere una realistica forma per sostenere economicamente il proprio giro del mondo.

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